Psicologia - Ansia e Panico



Provate, anche solo per un attimo, ad immaginare di avere “[…] una strana sensazione alla bocca dello stomaco, come quando si sta nuotando e si vuole mettere i piedi su qualcosa di solido, ma l’acqua è più profonda di quanto si pensi e non c’è niente là sotto” (Julia Gregson).

Nessuno vorrebbe provare una simile emozione di paura e di terrore, nessuno vorrebbe vivere la paura di morire. Perché il panico è questo: la paura di provare una paura. E le paure più spaventose per chi soffre di attacchi di panico sono proprio la paura di morire, la paura di perdere il controllo e la paura di impazzire. In tutti questi casi il panico può manifestarsi all’improvviso e in assenza di cause evidenti che possano motivare una tale intensità di emozioni. Ad un certo punto è come se il cuore esplodesse, il fiato venisse a mancare e la mente non avesse altra possibilità che immaginare il terrore. Non importa dove ci troviamo o con chi siamo, se la paura si impossessa di noi, inizia il panico.

Non so se a qualcuno di voi sia mai capitato di camminare per strada la sera, al buio. Una passeggiata tranquilla, verso il rientro a casa. All’improvviso un pensiero: e se ci fosse qualcuno dietro di noi che ci segue? Potremmo pensare che si tratti solo di una suggestione, così smettiamo di pensarci. Poi, forse, un rumore. Il battito del cuore, prima lento, poi sempre più veloce inizia a farci muovere passi sempre più veloci. Ci manca il fiato, il dubbio ci assale e la paura inizia a farsi strada nelle vene, nei polmoni ed infine nella testa. Poi il terrore, il panico! E di corsa a casa, dove finalmente, ci sentiamo al sicuro…
Non importa se nella realtà ci sia stato qualcuno o nessuno, perché c’era sicuramente qualcuno per la nostra testa.

La parola panico deriva dal mito greco del dio Pan, che cercava in tutti i modi di spaventare i viandanti che attraversavano i boschi in cui dimorava. Appariva all’improvviso davanti al malcapitato spaventandolo a morte con urla terrificanti, scomparendo dalla vista in men che non si dica. Le vittime non capivano, non riuscivano a spiegarsi l’accaduto e provavano una fortissima emozione di paura, panico.

Che la paura sia di morire, di impazzire o di perdere il controllo, quello che abitualmente le persone fanno è cercare di controllarsi, di mantenere la calma e la mente lucida. Sono tentativi in apparenza benevoli: cercare di razionalizzare, cercare di distrarsi facendo cose o pensando ad altro, respirare lentamente, evitare le situazioni temute, chiedere aiuto ai famigliari e così via. All’inizio possono anche funzionare, infatti ci si sentirà un po’ meglio quando qualcuno ci verrà in soccorso o quando eviteremo ciò che ci spaventa ad esempio stando a casa. Ma, se metteremo in atto questi tentativi nel tempo, rischieremo di trovarci all’interno di una gabbia che noi stessi abbiamo costruito: ci sentiremo al sicuro solo a casa o in compagnia di qualcuno che ci potrà aiutare. È per questo motivo che possono essere anche definite Tentate Soluzioni (G. Nardone), ovvero tentativi messi in atto per risolvere il problema ma che alla lunga lo mantengono e addirittura lo alimentano. In poche parole, più ci si sforza di controllare la paura, più si rischia di perdere il controllo.

La Terapia Breve Strategica va ad agire in maniera diretta su quei tentativi fallimentari che la persona mette in pratica senza successo. Così facendo, lo psicoterapeuta strategico utilizza queste tentate soluzioni come leve per il cambiamento, attraverso un intervento mirato alla soluzione del problema. Si utilizzano strategie e tecniche che rispettano le caratteristiche individuali della persona, ma che allo stesso tempo possano condurre la persona oltre il problema. L’obiettivo finale sarà quello di imparare a vedere con occhi diversi la realtà prima temuta, in modo da riprendere a gestire la propria vita senza quei temuti e terribili momenti. E per fare questo sarà molto importante affrontare la paura stessa in un modo nuovo, sano e funzionale. La paura, infatti, è una emozione primaria, ovvero ci accompagna fin dalla nascita e per questo è importante: ci aiuta a comprendere quando le situazioni sono effettivamente pericolose e minacciose, in poche parole è una emozione che ci aiuta a sopravvivere. Ma se essa prende il sopravvento su di noi, allora la paura diventa patologica. È per questo che è importante saperla affrontare e gestire.

Infatti, come dice un antico proverbio: “la paura guardata in faccia diventa coraggio, la paura evitata diventa panico”.


Manuel Benedusi, Psicologo e Psicoterapeuta, specializzato in Terapia Breve Strategica:
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