“Lo si schiaccia dolcemente tra lingua e palato; lentamente fresco e delizioso, comincia a fondersi: bagna il palato molle, sfiora le tonsille, penetra nell’esofago accogliente e infine si depone nello stomaco che ride di folle contentezza”. È così che Gustave Flaubert racconta il mangiare: una esperienza sensoriale il cui finale rievoca una emozione molto affine al piacere. In effetti la natura ha dato modo di provare sensazioni piacevoli quando mangiamo, in modo da abituarci a nutrirci (provate ad immaginare che fatica sarebbe senza un minimo di piacere).
Ma (perché in ogni storia c’è sempre un “ma”), cosa succede quando al posto di sensazioni di piacevolezza si avvertissero sensazioni negative? Per alcuni, infatti, il rapporto con il cibo è fonte di preoccupazione e ansia. Prendiamo ad esempio la persona che sente il bisogno di essere costantemente a dieta e che usa come strumento di controllo del peso la bilancia. Peserà tutto quello che dovrà mangiare (al grammo), e si peserà quotidianamente sperando che tutto proceda secondo quanto immaginato. In questo caso il più grande rischio è quello di perdere di vista la parte piacevole del cibo, sempre più visto come un avversario da combattere, ossessivamente. Un cibo che diventa sempre più un nemico che porta sensazioni spiacevoli. Ma, purtroppo, sarà proprio lo sforzo verso la direzione del controllo del peso che condurrà all’effetto contrario: ovvero la perdita del controllo. Infatti ciò che aumenta la probabilità di andare incontro ad un fallimento nel mantenere una dieta è proprio il cercare di limitare troppo il cibo, perché il tentativo di controllare e ridurre il cibo sarà proprio ciò che renderà problematico il rapporto con il cibo stesso.
Questo circolo vizioso può presentarsi anche per chi ama il cibo, per chi si lascia rapire dal piacere irrefrenabile di mangiare ancora un pò. Cosa fare in questi casi? Fare come Ulisse e per non cedere alla tentazione del canto delle sirene farsi legare all’albero maestro soffrendo, o lasciarsi rapire dalla tentazione fino allo sfinimento? Seneca diceva: “È perverso comunque tutto ciò che è troppo”. Infatti, anche in questo caso è il controllo del cibo che porta alla perdita del controllo, lasciandosi andare continuamente verso il piacere del palato. In questo caso le emozioni saranno spesso legate al senso di colpa e alla frustrazione e al bisogno di recuperare il peso perso.
A volte, quindi, il cibo può portare ad una dura lotta tra la testa (ragione) e la pancia (emozione). Ma, a tavola, sarebbe molto meglio evitare di fare ogni tipo di lotta, o perlomeno trovare un armistizio e un po’ alla volta ritrovare un rapporto equilibrato, sano con il cibo.
Infatti, per avere un buon rapporto con il cibo, sarebbe molto più utile ascoltare e seguire l’ultimo dei 36 stratagemmi dell’Arte della guerra di Sun Tzu: “Vincere senza combattere”.
Manuel Benedusi, Psicologo e Psicoterapeuta, specializzato in Terapia Breve Strategica:
info@manuelbenedusi.it - 3383165922

Commenti
Posta un commento