Iniziamo subito questo delicato argomento dicendo che le emicranie non sono semplici mal di testa. Areteo di Cappadocia, famoso medico greco del I secolo d.C., le descrisse come “il peggior dolore al mondo”.
E chi ne soffre sarà d’accordo con questa sua definizione, soprattutto quando è costretto a cercare un minimo di sollievo stando al buio, meglio se sdraiati in camera sperando che passi il più velocemente possibile, mentre la testa sta scoppiando e sembra che ogni rimedio non possa mai bastare. È bene dire che il dolore passa, sempre… ma questo non rassicura chi soffre di emicrania, perché la sofferenza può essere talmente alta che la persona inizia a vivere all’erta, con la paura che un segnale possa essere quello che determinerà una nuova guerra con il mal di testa. È un po’ come stare in equilibrio su una fune: finché sono attento e in tensione sarò salvo, appena mi distraggo potrò cadere. Ma, e questo è il paradosso, proprio la tensione che possa tornare un’altra volta quel brutto mal di testa, fa rimanere all’erta il malcapitato. Come potete immaginare, la tensione non è un grande alleato in questa battaglia. Seneca diceva: “non abbiate paura del dolore, o finirà o vi finirà”.
Per qualcuno queste affermazioni sembreranno esagerate, o almeno un po’ amplificate. E anche questo è uno dei problemi di chi soffre, ovvero la netta sensazione di sentirsi incompresi, la fatica a far capire il disagio che si prova mentre si deve convivere con questa silenziosa malattia.
Pensate che nel 2012 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato l’emicrania cronica una malattia invalidante, dando ragione e valore alle numerose persone (soprattutto donne) che ne sono colpite.
Le più comuni forme di cefalee sono: tipo emicranico, di tipo tensivo e di tipo a grappolo. Quelle emicraniche (dal greco hemikranion, un lato del capo) sono considerate cefalee primarie caratterizzate dalla combinazione di sintomi psicologici, gastrointestinali e neurovegetativi, ed è un tipo di mal di testa, come abbiamo già detto, spesso molto intenso.
Dato che i disturbi di emicrania sono associati ad un peggioramento della qualità di vita, alla depressione, al dolore muscolo-scheletrico e all’inabilità, risulta normale andare alla ricerca del farmaco giusto capace di ridurre il dolore. Ma il rischio secondario è proprio l’incremento dell’uso dei farmaci, spesso autosomministrati.
Per questo motivo è importante ricordare che esistono molti fattori psicologici e sociali che possono favorire un attacco di mal di testa. Ad esempio lo stress, i ritmi quotidiani eccessivamente elevati e una modalità di gestione ansiosa degli eventi. Saper riconoscere le proprie emozioni diventa molto importante, perché è il primo passo per migliorare il nostro benessere. Se percepisco la mia realtà come piena di insidie e di ostacoli che possano mettermi in difficoltà, tenderò a vivere all’erta. Ma sarà proprio questa tensione emotiva ad essere uno dei motivi scatenanti dell’emicrania.
Se sono una persona molto riflessiva, che tende a tenere tutto dentro di sé, che rimugina molto, sarà possibile che questo continuo lavorio mentale diventi stressante, fino alla patologia dolorosa emicranica. Ma anche chi prova molta rabbia, chi fa fatica ad esprimere le proprie emozioni è un soggetto tipicamente a rischio.
Sono quindi molteplici le motivazioni che possono portare una persona a dover affrontare questo disturbo invalidante, sia di tipo genetico/fisiologico che psicologico/ambientale.
E, indipendentemente se sia il mal di testa a farmi deprimere o la depressione a fami venire l’emicrania, l’importante è poterne parlare e cercare di avvicinarsi ad un equilibrio psicofisico, indispensabile per avere una migliore qualità della vita. Anche facendo cose semplici, integrando nelle buone abitudini un buon rapporto con il cibo, con l’attività fisica e con se stessi.
Forse non sarà facile, ma credo che in questa malattia sia molto importante affidarsi a qualcuno che vi sappia accogliere e prendere sul serio, che sia capace ad ascoltare il bisogno e che sappia orientarvi verso un percorso di cura integrato.
Ed è importante, molto importante, ricordare che dopo ogni tempesta arriva il bel tempo o, con le parole di un proverbio africano, “Tutto nasce piccolo, e poi cresce. Solo il dolore nasce grande, e poi diventa piccolo”.
Manuel Benedusi, Psicologo e Psicoterapeuta, specializzato in Terapia Breve Strategica:
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